Strategia efficace per produrre un cambiamento.

Torna alla HOME PAGE


Kohler, famoso esponente della scuola di Berlino espresse un concetto interessante.

Studiando il comportamento degli scimpanzé nella risoluzione di compiti complessi vide che la soluzione arrivava nella misura in cui l' attenzione si spostava dalla meta, del cibo invitante, all' ostacolo, delle sbarre che gli impedivano di raggiungerlo.
Nel suo ottimismo, l'autore era convinto che il problema fosse già risolto nella misura in cui l' attenzione veniva deviata dalla meta all' ostacolo.
Il passaggio numero due, motivo di essere meno ottimisti, è la capacità di poter andare oltre ciò che Dunker definisce "fissità funzionale".
In sintesi, lo scimpanzé per risolvere il compito avrebbe dovuto prendere un bastone, che gli era stato messo vicino, ed usarlo per trascinare il cibo nei pressi della gabbia per poterlo raggiungere senza problemi.
Ora, il bastone viene usato dagli scimpanzé in tutt' altro modo, ad esempio sbattendolo al suolo per fare rumore(fissità funzionale).
Da ciò si evince la complessità del compito.


Fin qui la teoria. In pratica in cosa può esserci utile questa teoria per affrontare i nostri problemi? (una domanda che la psicologia dovrebbe sempre fare a se stessa.)


La prima tappa si rende obbligata. Diminuire il livello d' ansia. Nella misura in cui il nostro problema ci coinvolge a tal punto da attirare tutta la nostra attenzione non riusciamo a concentrarci su ciò che può produrre un cambiamento. (La scimmia troppo affamata non risolve il problema.)


Prendere le distanze è il primo passo. L' uomo ha la fortuna di poterlo fare. Lo scimpanzé a volte ci riesce. La gallina, è stato dimostrato sperimentalmente che ne è incapace.


Successivamente è necessario inquadrare l' ostacolo o ciò che si pensa possa essere il nostro impedimento. Questa operazione può non essere facile, non sempre gli ostacoli sono chiari come le sbarre per la scimmia. Tuttavia, una valutazione calma e ragionata si rende necessaria.


La terza fase, quella definita del "pensiero produttivo" è quella più vicina all'intelligenza dell' uomo. Guardarsi intorno. Dimenticarsi dell' esperienza. L'esperienza in questo caso è fuorviante in quanto vincola i nostri mezzi (fissità funzionale) all' uso che siamo abituati a farne, precludendoci molte altre possibilità. (La scimmia non capisce che il bastone può risolvere il problema perché generalmente lo usa per fare rumore.)
E' necessaria una certa dose di criticità. Non dare mai nulla per scontato e domandarsi sempre se ciò che percepiscono i nostri sensi può esserci utile nel risolvere il problema.

L'operazione che ho cercato di riassumere e schematizzare la eseguiamo frequentemente anche per problemi banali. Ad esempio se usiamo un libro per fermare una porta che sbatte o cambiamo il ruolo (fissità funzionale) di un oggetto sufficientemente pesante, eleggendolo a fermacarte personale ed esclusivo.
Piccole operazione di alto significato intellettuale. Atti d' intelligenza esclusivi dell' uomo.


Per maggiori informazioni su il "problema mentale" potete consultare la pubblicazione on-line.

Per maggiori informazioni sulla teoria trattata si può consultare il testo: Renzo Canestrari, psicologia generale e dello sviluppo, clueb editore, Bologna. In particolare i concetti espressi sono all' interno del capitolo che tratta "il pensiero".